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Il sito è online. Chi lo aggiorna?

Aggiornare, salvare, controllare: il lavoro invisibile che decide se il tuo sito, fra un anno, esiste ancora.

di Francesco Caruccio · · 5 min di lettura

C’è un momento preciso in cui la maggior parte dei siti italiani viene abbandonata: il giorno della messa online. Brindisi, link condiviso, fattura pagata. Da domani, non li guarderà mai più nessuno.

Non per negligenza dichiarata: per un equivoco. Il sito viene trattato come un prodotto finito, tipo un’insegna: la appendi e sta lì. Ma un sito è più simile a un locale aperto al pubblico, in una strada dove passa chiunque, ventiquattro ore al giorno. E un locale, qualcuno lo deve tenere.

La domanda del titolo non è retorica. Va risposta con un nome: il tuo, quello del tuo fornitore, o quello di un servizio. Se la risposta è «boh», la risposta è nessuno, e questa pagina esiste per farti scegliere un’alternativa prima che a scegliere sia l’inerzia.

Cosa significa «manutenzione», senza fumo

Quattro cose. In quest’ordine di importanza.

1. Gli aggiornamenti. Il motore del sito e i suoi componenti ricevono correzioni continue, e le più importanti chiudono falle di sicurezza. Non è pignoleria da tecnici: quando una falla grave diventa pubblica, gli attacchi di massa partono entro pochi giorni, e cercano proprio i siti rimasti indietro. Nel luglio 2026 è successo al motore più usato del mondo: WordPress ha dovuto forzare un aggiornamento di emergenza su mezzo internet. Cosa è successo ai siti rimasti fermi lo abbiamo raccontato qui, con un caso vero durato tre anni.

2. Un backup di cui sia stato provato il ripristino. La parola importante è la seconda. Un backup mai riaperto è una speranza, non una copia: i guasti più beffardi che si vedono in giro sono salvataggi notturni andati avanti per mesi, vuoti, senza che nessuno se ne accorgesse. La domanda giusta non è «c’è il backup?», è «quando è stata l’ultima volta che ne avete riaperto uno?».

3. Il controllo degli accessi. Chi può entrare nel pannello del sito, oggi? Se l’elenco contiene un nome che non riconosci, hai un problema serio. Se contiene l’ex stagista del 2023, hai un problema che aspetta solo l’occasione. Due minuti al mese.

4. I rinnovi. Dominio e certificato di sicurezza scadono, e scadono sempre di sabato. Un dominio non rinnovato può finire all’asta, e ricomprarlo costa multipli di quanto sarebbe costato rinnovarlo.

Le piccole modifiche ai contenuti, orari nuovi, una foto, un prezzo, sono la quinta cosa: utile, ma è un servizio in più. Non confonderla con le quattro qui sopra, e non farti vendere l’una al posto delle altre.

La checklist: 10 minuti, una volta al mese

Se decidi di fare da te, questa è l’intera disciplina. Mettila in agenda, primo lunedì del mese.

MinutiControlloCosa guardi
2Versione del sitoIl numero di versione è l’ultimo disponibile? Leggilo, non dedurlo
2AmministratoriRiconosci ogni singolo nome dell’elenco?
3BackupL’ultima copia esiste, ha una dimensione sensata, e una a campione si riapre?
1ScadenzeDominio e certificato: quanto manca al rinnovo?
2Il sito, dal telefonoSi apre, è veloce, il modulo di contatto invia davvero?

Dieci minuti che comprano una cosa sola, ma preziosa: la certezza che se qualcosa si rompe, lo scopri tu per primo. L’alternativa è scoprirlo da un cliente, o da una email dei sistemi di sicurezza del tuo fornitore, che è il modo in cui di solito iniziano le storie brutte.

Quanto costa, nelle tre versioni possibili

Chi se ne occupaCostoCosa copre
Tu, con la checklist50-100 euro l’anno di dominio e hostingTutto resta a carico tuo: 10 minuti al mese, senza saltarne uno
Hosting LAMPO3335,88 euro più IVA il primo anno, poi 479,88Il sito vive da noi: backup giornalieri, certificato e monitoraggio. Gli aggiornamenti restano a te
Piano Care (richiede l’Hosting LAMPO3)47 euro più IVA al mese, in aggiuntaTutto: aggiornamenti, sorveglianza e modifiche illimitate

Nessuna delle tre è quella «giusta» in assoluto: dipende da quanto il sito pesa nel tuo lavoro e da quanto vale la tua ora. La versione sbagliata è la quarta, quella di default: nessuno, gratis.

E un avviso da portarti quando valuti fornitori, lo stesso della domanda numero 8 prima di firmare: la manutenzione seria si vende con un elenco chiaro di cose fatte, a un prezzo chiaro, con la libertà di andartene. Un canone obbligatorio «sennò il sito smette di funzionare» non è manutenzione: è un pedaggio.

L’inganno del sito che sembra a posto

Chiudiamo con l’inganno più sottile, quello che rende questo pilastro diverso dagli altri tre.

Un sito dal prezzo sbagliato lo scopri alla firma. Un sito lento si misura in un minuto. Un sito trascurato, invece, non si vede: resta online, identico a ieri, mentre sotto il livello dell’acqua si accumulano la versione vecchia, il backup vuoto, l’accesso dimenticato. Tutto funziona, finché funziona tutto.

Per questo la manutenzione non può essere una sensazione («mi pare sia a posto»): dev’essere un nome e una scadenza sul calendario. Il tuo, o di qualcuno pagato per questo.

Se il sito te lo facciamo noi, la domanda del titolo ha già una risposta il giorno della consegna. Se te l’ha fatto qualcun altro, va benissimo lo stesso: fai i dieci minuti di checklist questo lunedì. Nella peggiore delle ipotesi perdi dieci minuti. Nella migliore, ti sei appena accorto in tempo di qualcosa.

Domande frequenti

+ Cosa comprende la manutenzione di un sito web?

Quattro cose, in ordine di importanza: gli aggiornamenti del motore del sito e dei suoi componenti; un backup periodico di cui sia stato provato almeno una volta il ripristino; il controllo regolare degli accessi e degli amministratori; i rinnovi di dominio e certificato. Le piccole modifiche ai contenuti sono un servizio in più, non la manutenzione.

+ Quanto costa la manutenzione di un sito web?

Se la fai tu, il costo vivo è quello di dominio e hosting, fra 50 e 100 euro l'anno, più 10 minuti al mese di attenzione. Se la affidi, LAMPO3 offre l'Hosting a 335,88 euro più IVA il primo anno (poi 479,88), con backup giornalieri, e per i siti ospitati il piano Care, altri 47 euro più IVA al mese, con aggiornamenti, sorveglianza e modifiche illimitate. Un canone obbligatorio senza elenco di cosa comprende, invece, è il segnale che stai comprando un pedaggio, non un servizio.

+ Ogni quanto va aggiornato un sito?

Il controllo va fatto ogni mese, l'aggiornamento appena esce: le falle gravi vengono sfruttate in massa entro pochi giorni dalla pubblicazione. Nel luglio 2026 WordPress ha diffuso un aggiornamento di emergenza forzato, e a distanza di settimane esistevano ancora siti fermi alla versione vulnerabile, convinti di essersi aggiornati da soli.

+ Cosa succede se non faccio mai la manutenzione?

Il sito resta online e sembra identico, ed è questo l'inganno: i danni della trascuratezza sono invisibili al proprietario. Abbiamo documentato un sito compromesso per tre anni che ai suoi titolari appariva perfetto, mentre serviva pagine di scommesse ai motori di ricerca. Il conto arriva tutto insieme, e sempre nel momento peggiore.

+ Gli aggiornamenti automatici non bastano?

No, e per una ragione paradossale: sui siti configurati bene i file sono protetti dalla scrittura, per la stessa logica per cui il cameriere non ha le chiavi della cassa. Precauzione giusta, con un effetto collaterale: l'aggiornamento automatico, che è codice del sito stesso, resta chiuso fuori insieme agli intrusi, senza avvisare nessuno. L'unica verifica affidabile è leggere il numero di versione, una volta al mese, con i tuoi occhi.

Fonti

Tutte verificabili. Se leggi un numero, deve essere controllabile.

Il tuo sito. In 3 giorni. Punto.

500 euro, tutto incluso. Design su misura, testi scritti da noi, PageSpeed 100. Se ordini lunedì e giovedì il sito non è online, non paghi.

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